PALMERINI Romeo – L’ardito brandeggia le sue torri da 127

Era il 22 settembre 1983, quella mattina avevo appena rilevato dalla guardia nella Centrale Operativa di Combattimento il mio collega smontante. Durante la notte non era avvenuta alcuna particolare attività ed a terra come a bordo, la notte era trascorsa pressoché tranquilla. Era una bella mattina di sole, il mare calmo ed un pò di foschia si levava da terra.
Le batterie Druse sullo Chouf erano ancora al loro posto: Nessuno ci aveva fornito informazioni circa movimenti delle artiglierie dislocate sulle montagne che circondavano Beirut.
Nel corso della nostra permanenza avevamo costruito una apposita carta della zona e, attraverso le informazioni da parte degli informatori del contingente a terra, degli osservatori e del Mossad israeliano , avevamo localizzato e posizionato sulla nostra carta le posizioni di tutte le batterie Druse dislocate su tutto lo Chouf.
Nella tranquillità della mattinata mi sono versato un tazzone di tipico caffè americano che insieme all’Ufficiale Capo Servizio Armi ci eravamo procurati alla base americana di Pisa.
Mi sono recato in Plancia con la mia tazza bollente e dopo qualche sorriso e saluto amichevole ai presenti, mi affaccio sull’aletta di plancia sinistra e, continuando a sorseggiare il caffè, guardo verso terra e vedo la vita scorrere come se niente fosse, le macchine che corrono via lungo la strada litoranea e la ruota panoramica nei pressi della linea verde che non smette mai di ruotare…accidenti, mi sono sempre chiesto come diavolo facessero: anche sotto i bombardamenti continuava a ruotare come se niente fosse e come se i traccianti che arrivavano dalle montagne fossero semplici fuochi artificiali. Penso ai nostri ragazzi a terra, forse anche loro stanno cambiando il turno di guardia, magari un pò meno tranquillamente di come lo facciamo noi, data la situazione. Mi vengono in mente alcuni volti di ragazzi del S. Marco persone incontrate in quel posto, una volta e mai più viste. Mi viene in mente un ragazzo dei Parà della Folgore col quale, sulla Campagnola che mi portava al Comando di Brigata, ho parlato diversi minuti con questo che mi sorrideva e annuiva sempre alle mie elucubrazioni. Finché non mi sono accorto che gli altri Parà ghignavano divertiti ed uno di loro finalmente mosso a pietà mi dice: “maggiore, il nostro compagno non capisce una parola è altoatesino” e tutti a ridere compreso il “crucco” . Fu una giornata divertente, pericolosa ed interessante. Devo lasciare questi pensieri e tornare in C.O.C. : tra non molto dovremo lasciare il pendolamento e dirigere al largo. Entro nel buio della C.O.C. mi dirigo verso il TSG (Tavolo Situazione Generale) e controllo gli ultimi avvenimenti riportati sul brogliaccio della cronologia e leggo: “ore 08: 00 continua pendolamento a 500 yards nelle acque antistanti Beirut”. Bene in quest’ultima ora non è successo niente. Arriva l’ordine: localizzare la USS Waccamaw (una rifornitrice di squadra americana) per effettuare rifornimento laterale.
Avvisiamo il nostro collegamento a terra che ci accingiamo a lasciare il pendolamento per dirigerci una trentina di miglia nautiche al largo per effettuare rifornimento. Manovriamo a sinistra e prendiamo il largo con direzione verso ovest. Dopo poche miglia veniamo immediatamente richiamati verso terra, dallo Chouf alcune batterie Druse avevano aperto il fuoco contro le linee cristiane ed alcuni colpi erano caduti sul contingente italiano, in particolare i colpi erano caduti sul campo dei Parà andando a centrare la Santa Barbara facendola esplodere: da bordo si vedeva una lunga colonna di fumo che si alzava verso il cielo. Viene immediatamente battuto il 1° grado di approntamento e in meno di un minuto tutta la nave è pronta al combattimento con il personale schierato nei posti assegnati.
In COC abbiamo immediatamente posizionato la carta con le postazioni delle artiglierie Druse. Localizziamo le batterie che hanno aperto il fuoco che individuiamo nella N°7 e N° 9 ….. la nave è in accostata rapida a dritta per riportarsi immediatamente sotto costa , i segnalatori issano a riva le bandiere che indicano a tutte le altri navi che l’Unità si sta portando al tiro controcosta , tutte le Unità americane e francesi leggono i segnali e si allontanano immediatamente per lasciarci acqua per manovrare. I radaristi ai loro SPA-25 hanno cominciato a battere rilevamenti e distanze delle batterie incriminate, le riportiamo sulla carta e traduciamo in coordinate che passiamo alle ADT (Apparecchiature Direzione Tiro) che provvederanno ad elaborarle per passarle alle nostre torri da 127. Dopo poco più di tre minuti dalla ADT si riceve la comunicazione ” centrale in soluzione”: significava che le ADT avevano acquisito i bersagli ed erano stati assegnati cannoni. Avevamo raggiunto la rotta di pendolamento a circa 300/400 yards dalla costa le due Torri da 127 con il loro caratteristico sibilo meccanico ruotarono rapidamente a sinistra ed ognuna acquisì il proprio bersaglio assegnato. Attendevamo da terra, da parte del generale Angioni l’ordine di fare fuoco, nel frattempo continuavamo a pendolare mantenendo l’acquisizione dei bersagli. Il generale Angioni aveva intrapreso impegnative azioni tra il diplomatico ed il minaccioso finché, sotto la minaccia del fuoco dei nostri cannoni, il generale riesce a far cessare la minaccia ed i Drusi ritirano le loro batterie. Ci viene comunicato il cessato allarme, le bandiere vengono ammainate, le due torri da 127 con il loro sibilo ritornano nelle loro posizioni standard: per chiglia.
Era il 22 settembre 1983, continua pendolamento nelle acque antistanti Beirut.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *