Generale Tosetti Bruno – La storia di ITALCON

ASSOCIAZIONE VETERANI MISSIONI ITALCON

“Libano 1” e  “Libano 2”

Sono trascorsi 35 anni da quado, per la prima volta dalla fine della 2^ Guerra Mondiale, l’Italia ha impiegato il proprio Esercito in armi fuori dai confini nazionali. Oggi sono impegnati in Operazioni a Sostegno della Pace (PSOs) in vari “teatri operativi” del Medio Oriente, Africa e Balcani ma tutto ebbe inizio nel 1982 quando per ben due volte i nostri Soldati si sono destreggiati quali principali protagonisti della Forza Multinazionale impegnata a porre termine alla tragedia in cui si trovava il “Paese dei Cedri.

Due sono state infatti le Missioni di “peacekeeping” svolte a Beirut: la “Libano 1” e la “Libano 2” che, seppur la seconda abbia avuto inizio a soli 16 giorni dal termine dalla prima ed effettuata nello stesso settore operativo della Capitale, i compiti operativi erano differenti perché in presenza di una diversa situazione politico-militare del Libano.

Fatti, questi, che non solo non si devono dimenticare ma bisogna mantenere vivo il ricordo di quel periodo storico che tanto onore ha profuso alle nostre Forze Armate ed alla nostra Patria.

Missione “Libano 1”

Nell’ aprile del 1975 in Libano ha inizio una guerra civile che vede antagonisti cristiani maroniti e musulmani e che provocherà circa 60.000 vittime e lascerà il Paese senza un effettivo Governo centrale.  In particolare questa esplosiva situazione si era ulteriormente aggravata nel 1976 quando la guerra civile volgeva a favore dei cristiani maroniti e dei loro alleati il che, dopo l’accordo di Riad, induce la Lega Araba ad autorizzare l’intervento dei “Caschi Verdi”, ossia della Forza Araba di Dissuasione (ADF), nominalmente composta da vari Stati arabi ma di fatto egemonizzata dalla Siria. L’ADF, forte di tre Brigate siriane entra in Libano con il compito ufficiale di interporsi fra gli opposti schieramenti ed imporre la pace, tuttavia, una volta giunta si schiera subito con la fazione musulmana, impone la “Pax Siriana” ponendo termine al conflitto a vantaggio di questa confessione. Ciò consolida ulteriormente la presenza in Libano del PLA (Armata per la Liberazione della Palestina formata da miliziani comandati da ufficiali siriani), ed in particolare dell’OLP (Organizzazione per la Liberazione della Palestina) di Yasser Arafat.

Con l’imposizione della “Pax Siriana”, dalle basi nel Sud del Libano si intensificano gli attacchi verso i villaggi israeliani dell’Alta Galilea ad opera dei guerriglieri palestinesi, che poi confluiranno nell’ OLP e nel PLA. Situazione questa di estrema delicatezza  per la sicurezza  di  Israele  che per salvaguardare  il  proprio  territorio il 6  giugno del 1982  da  il  via  all’ operazione  “PACE  IN  GALILEA”.

Le Forze israeliane, dopo travolgente avanzata durata solo cinque giorni, penetrano in Beirut dove si arrestano, asserragliando  nella  parte  Ovest  della  città  più  di  10.000 fra militari siriani e guerriglieri sui quali ora incombe il  pericolo di  annientamento  da  parte  dell’ Esercito  ebraico.

Israele reitera infatti l’intenzione di continuare le operazioni necessarie per completare l’eliminazione dell’OLP dal suolo libanese il che potrebbe provocare il coinvolgimento nella “crisi” di Stati Uniti e Unione Sovietica con il pericolo che il conflitto si allarghi all’aerea mediterranea, creando nuove situazioni difficilmente componibili.  Siamo infatti in piena “guerra fredda”, la Flotta Sovietica già da tempo solca il Mediterraneo grazie alla disponibilità della base navale siriana di Tartus, ed ora è anche segnalata la presenza di osservatori sovietici alla frontiera siro-libanese.

Per evitare quindi l’incombente genocidio la diplomazia internazionale si mobilita, ma le trattative che l’ONU ha messo in atto per costituire un Contingente di pace sotto Bandiera dell’ONU non trova soluzione per i veti incrociati delle superpotenze nell’ambito del Consiglio di Sicurezza. Le nazioni in guerra accettano quindi la presenza di una Forza Multinazionale di  Pace  formata  da  Contingenti  appartenenti  a  Francia, Italia  e  Stati Uniti per attuare  l’evacuazione  delle  forze  asserragliate  in  Beirut Ovest secondo la pianificazione messa a punto dall’Ambasciatore itinerante USA Philip Habib, negoziatore e responsabile dell’intera operazione.

Ed è al 2° Battaglione Bersaglieri “GOVERNOLO”, in veste di Contingente italiano (ITALCON GOVERNOLO), che tocca l’onere e l’onore di essere  il  primo  Reparto  del nostro Esercito  ad  intervenire in armi  fuori  dai  confini  nazionali  dalla  fine  della  2^  Guerra  Mondiale. L’accordo tra Italia e Libano viene stipulato solo il 19 agosto 1982 quando il nostro Contingente è già a Brindisi pronto per la partenza.

I nostri mezzi ruotati e cingolati e gli elmetti sono dipinti di bianco ma non, come molti hanno sostenuto e scritto, perché bianco è il “colore della Pace” e quindi non ci avrebbero sparato contro, ma perché fino al giorno 18 saremmo intervenuti con la Bandiera dell’ONU. Ora intervenendo con il TRICOLORE, non c’è più il tempo per ridipingere i mezzi con i tradizionali colori dell’Esercito. Quindi bersagli perfetti ed inconfondibili perché “bianchi” eravamo e “bianchi” siamo rimasti.

“ITALCON GOVERNOLO”, comandato dallo scrivente, e  strutturato  su:

–  compagnia Comando e Servizi particolarmente  potenziata nei  settori  delle trasmissioni motorizzazione e sanità;

–  una  Sezione  Mista  di  Sussistenza;

–  due  Compagnie  meccanizzate;

–  un  Plotone  rinforzato  del  Genio;

–  un  Plotone  Carabinieri  del  Btg. CC “Lombardia”.

e complessivamente inquadra 518  uomini  (39  Ufficiali, 81 Sottufficiali , 398  militari  di  truppa)  e dispone di oltre 100  mezzi  fra  cingolati  e  ruotati  di  vario  tipo  e  di  una  autonomia logistica di 45 giornate perché il “mandato internazionale” del Contingente è di un mese eventualmente rinnovabile.

Missione della  Forza  Multinazionale è:

 “assistere  in  modo  appropriato  le  Forze  Armate  libanesi  nell’assicurare  l’ incolumità  fisica  dei  combattenti  palestinesi  in  partenza  da  Beirut  e  quella  degli  abitanti  della   città; favorire  il ripristino  della  sovranità  e  dell’ autorità  del  governo  libanese  nella  regione  di  Beirut  a  partire  dalle  24  ore  dallo  sbarco  in  territorio  libanese”.

Nell’eseguirla i rischi sono elevati e numerosi, non solo per le tensioni esistenti fra mussulmani e cristiani responsabili entrambi di feroci massacri, e per le Forze di Difesa Israeliane (IDF) a contatto con le milizie nemiche asserragliate nella sacca di Beirut Ovest, ma anche per l’incerto atteggiamento che avrebbe assunto l’Esercito libanese nel riprendere il controllo del territorio perso da più di un lustro. La delicata situazione in atto richiede quindi prudenza ed oculata scelta del Contingente da schierare nella zona meridionale della Città, ritenuta la più sensibile per l’elevata presenza palestinese e per essere quello il settore dove si sarebbe svolta la fase più critica e pericolosa dell’intera missione della Forza Multinazionale ossia, la partenza via terra per la Siria dei militari delle tre Brigate siriane della “Forza di Dissuasione Araba” e dei miliziani dell’Armata di Liberazione della Palestina.

Ed è proprio in virtù dell’ estrema delicatezza di questa missione che la parte più difficile e pericolosa venne affidata al Contingente italiano in quanto il “Comitato Politico e Militare del Libano” presieduto da  Habib e costituito dai tre Ambasciatori e dai Comandanti di contingenti,  ritiene che quello italiano sia il più accettato dai musulmani per non avere l’Italia responsabilità alcuna dell’esplosiva situazione. Al contrario erano invisi gli USA considerati i maggiori sostenitori di Israele ed i francesi per avere da sempre privilegiato l’egemonia della minoranza Maronita su quella Musulmana. In  tale  quadro i Contingenti USA e francese sono stati concentrati rispettivamente   all’interno del porto, per fornire sicurezza allo scalo marittimo, e nella parte settentrionale della città con il compito di scortare i Fedayn sino all’imbarco. Al “GOVERNOLO”  è quindi affidato  il  settore  meridionale della Capitale, con  il  compito specifico di  smilitarizzare una vasta area,  interporsi  fra le forze israeliane  e  siro-palestinesi  e portare quest’ultime in salvo in Siria”.

Oltre essere operativamente il compito più complesso dell’intera missione, il “GOVERNOLO”  dovrà anche  frazionare le sue forze  per soddisfare contemporaneamente le tre esigenze operative:

  • difesa della località “LA SAGGESSE”, sede del Comando e della base logistica;
  • presidio della fascia da noi smilitarizzata nota come “GALERIE DE SEMMAN”;
  • scorta delle colonne dei siro-palestinesi fino oltre i confini libanesi con la Siria.

Missione pertanto assai difficile in quanto vissuta e condotta in una cornice di grandi difficoltà ma anche perché era la prima volta che le ne nostre FF.AA. effettuava una missioni  di “peacekeeping”. La responsabilità sulle nostre spalle era ovviamente enorme.

Eravamo inesperti ma tutti noi, dal primo all’ultimo, orgogliosi di rappresentare l’Italia e consci della responsabilità che ci era stata affidata. Un Bersagliere incontrandomi in un Raduno mi confidò una frase bellissima che emblematizza l’animo che albergava laggiù in tutti gli appartenenti a “ITALCON GOVERNOLO”:

“………era la prima volta dalla fine della 2^ guerra che le nostre FF.AA. venivano impegnate fuori dai confini Nazionali. Sapevamo di avere puntati su di noi gli occhi dei nostri partner internazionali, degli italiani, delle nostre famiglia. L’insuccesso avrebbe significato: vergogna per la PATRIA, per le sue FF.AA. per il Corpo dei Bersaglieri, disonore per noi! Di ciò ne eravamo tutti consci e per questo non temevamo di morire, ma di fallire”!

I Soldati erano tutti di “leva”, disciplinati, entusiasti e dotati di notevole spirito di sacrificio consci dell’importanza per la Missione che dovevano assolvere e che portarono a termine con pieno successo e nei tempi previsti. Infatti:

– le forze palestinesi asserragliate nella Beirut Ovest sono state sgomberate;

– l’Esercito libanese ha ripreso il controllo della Capitale;

– i profughi stanno rientrando alle loro case;

– la tensione fra le due Super Potenze s’è stemperata;

– il pericolo che il Medio Oriente s’infiammi nuovamente con il rischio che il conflitto possa coinvolgere tutta l’area mediterranea, è scongiurato.

Esito più che positivo  che ci ha fatto meritare l’ammirazione degli altri contingenti  della Forza Multinazionale, la gratitudine degli israeliani, dei loro nemici e delle Autorità libanesi che,  convinte di aver ormai la situazione in pugno, hanno pensato di poter fare ormai a meno di noi.  

Il Contingente lascia Beirut l’11 settembre in quanto Bashir Gemayel neo eletto Presidente del “Paese dei Cedri”  dichiara infatti che la situazione nella “Grande Beirut” è ormai saldamente sotto controllo. Valutazione errata le cui funeste conseguenze saranno la causa del secondo ritorno in Libano  quindici giorni dal nostro rientro in Patria.

Missione  “Libano 2”

L’ingarbugliata situazione libanese non è proprio sotto controllo come credeva  Beshir Gemayel che il 14 settembre, tre giorni dopo la nostra partenza,  rimane vittima di  un attentato di cui ancora oggi vi sono più versioni circa il vero motivo ed i mandanti. Le conseguenze sono immediate e spietate!  Due giorni dopo l’attentato la “Falange” dei Gemayel  penetra nel campo di Sabra e Chatila e vendica l’uccisione del suo capo  massacrando centinaia di vecchi, donne e bambini musulmani, per lo più familiari dei palestinesi che i Bersaglieri avevano portato in Siria. La traballante Autorità libanese chiede il ritorno della FMN ed il capo dell’OLP Yasser Arafat insiste sul  ritorno dei Soldati italiani che nella missione appena conclusa si erano guadagnati la stima di tutti per efficienza, umanità ed imparzialità.

Questa volta  Il “GOVERNOLO”, che aveva lasciato Beirut  l’11 settembre,  vi fa ritorno  il 27 dello stesso mese quale aliquota meccanizzata di un Contingente di livello gerarchico superiore  denominato “RAGGRUPPAMENTO INTALIANO IN LIBANO”, il cui comando è affidato al Colonnello Franco Angioni.  In questa missione,   denominata  “Libano  2” per distinguerla dalla prima, assieme al battaglione di Bersaglieri interviene anche  un battaglione di  Parà  della  “Folgore”  ed  il Battaglione “SAN MARCO” della Marina  Militare.

Il Contingente italiano (“ITALCON”),  si schiera in un settore  di  circa  30  Km di perimetro che ingloba una  popolazione  per il 95%  sciita con il compito di proteggere da eventuali e possibili altre stragi i circa 24.000 abitanti dei campi palestinesi di Chatila e di Borj el Brajné.

Missione più statica di quella precedente ma decisamente più lunga. Infatti, sbarcato a Beirut il 26 settembre 1982 il Contingente farà rientro in Patria solo il 26 febbraio 1984 perché il mandato internazionale   di “tre mesi viene più volte rinnovato.

Il compito e la durata di “ITALCON” rende necessario installare un Ospedale da Campo, costituire il Battaglione Logistico e ogni quattro mesi sostituire i battaglioni con altri. A questa Missione, pertanto, oltre ai Bersaglieri del “GOVERNOLO” parteciparono quelli del “10° BEZZECCA”, del “3° CERNAIA”, i Fanti del 67° Battaglione Meccanizzato “MONTELUNGO” che inquadra anche una Compagnia di “Fanti Piumati”, i Paracadutisti del Battaglione CC “TUSCANIA”, del 2° “TARQUINIA” e del 5° “EL ALAMEIN” e lo Squadrone del Gruppo “CAVALLEGGERI DI LODI”.

Al “GOVERNOLO”, per l’esperienza maturata nella precedente missione, è assegnata la  protezione  del  campo di  Borj el Brajné abitato da 15.000  palestinesi. I Bersaglieri sono ricevuti con le massime dimostrazioni di affetto da parte degli abitanti che li accolgono con lanci di riso. Sui muri di molte case vi sono  scritte  “ONLY ITALY”. Non sono però mancate situazioni ed avvenimenti di grande pericolo per la presenza di “cani sciolti” che non condividevano la “normalizzazione libanese” ma tante sono state le manifestazioni di affetto. Una per tutte l’aver dato il nome di Governolo Hibrain Mustafà Alì Zan Zan al bimbo nato la notte dell’1° di  ottobre grazie al  tempestivo   intervento  di  una  pattuglia  di  bersaglieri che trasporta la malconcia mamma all’ ospedale Rizk dove operano Suore italiane  .

Il  26 Ottobre,  avvicendati  dai  Parà  della  “FOLGORE”, i  Bersaglieri   vengono  destinati  alla  protezione  di  CHATILA  dove  restano  fino  al 3 marzo 1983 quando sono sostituiti dal 10° “BEZZECCA” e rientrano quindi definitivamente in Patria.

Pur essendo trascorso ormai un mese dal nostro secondo arrivo a Beirut, di “normalizzazione” non se ne parla proprio. Anzi! Già ai primi di novembre non mancano motivi di frizioni e violenti scontri con numerosi morti e feriti fra gli opposti e più agguerriti gruppi politico-confessionali, quali i cristiani falangisti dei Gemayel e i musulmani drusi di

Walid Jumblat, che detiene il controllo delle alture che sovrastano la parte Nord di Beirut. A rendere più infuocata la situazione è il ritorno in Libano di centinaia di Fedayn che erano stati sgomberati durante la missione “Libano 1”, e che ora in gran numero rafforzano gli

HEZBOLLAH (“Partito di Dio”). Costituito in Siria dall’Ambasciatore dell’Iran dopo la nota operazione israeliana “Pace in Galilea”, Hezbollah è di fatto una formazione terroristica il cui capo è Hassan Nasrallha, leader degli estremisti sciiti libanesi.

Gli stessi sono gli autori dell’attentato del 18 aprile del 1983 all’Ambasciata USA, che provoca 63 vittime fra americani e libanesi. Ben più gravi le due azioni suicide del 23 ottobre contro i Contingenti americano e francese, perpetrati pochi minuti l’uno dall’altro e dove  perdono la vita 241 Marines del “1st Battalion 8th Marines” e 58 paracadutisti della “3ème Compagnie de Chasseurs Parachutistes”. I due accantonamenti attaccati sono ubicati rispettivamente a poco più di 2 Km. a Sud ed a Nord dal nostro Comando. Molti Parà francesi vengono salvati dai nostri soldati comandati dal  Tenente Colonnello di Cavalleria Guido Pesce e decine di Marines debbono invece la vita all’instancabile lavoro, durato tre giorni e tre notti, dal Tenente Mario Rosati e dei suoi genieri. Fra i Marines sopravvissuti,  Jake Schneider non aveva mai perso la speranza di poter ritrovare un giorno Mario Rosati, per poterlo ringraziare ed abbracciare. L’agognato incontro si concretizza il 24 e 25 maggio 2015 durante il 1° Raduno Interforze, organizzato dall’Associazione “VETERANI ITALCON LIBANO 1 – LIBANO  2”, (Associazione fortemente voluta da Mario Rosati, Mauro Mellone e da Giovanni Simeone, rispettivi Presidente, Vice Presidente e Segretario), in occasione del “Memorial Day”, celebrato presso il Cimitero Monumentale Americano di Nettuno a ricordo dei Soldati americani ivi sepolti, Caduti durante la 2ª Guerra Mondiale risalendo la Penisola dalla Sicilia fino a Roma.

Il 15 marzo anche una pattuglia motorizzata del “San Marco” in azione di pattugliamento notturno sulla via dell’aeroporto di Beirut, aveva subito un attacco che comportava la distruzione d una autovettura da ricognizione ed il grave ferimento  del  Marò Filippo Montesi che morirà a Roma il 22 marzo 1983. Unico militare italiano a cadere durante la missione “Libano 2”, durante la quale  si sono avuti complessivamente 75 feriti.

La situazione libanese è tutt’altro che sotto controllo e questi attentati stanno certamente a confermare che la Forza Multinazionale è ormai un ostacolo da rimuovere per poter dare corso ad una “resa dei conti” finale fra gli antagonisti di sempre. Il nostro Contingente a fine dicembre inizia il suo rientro in Patria che si conclude il 26 febbraio 1984.

Ecco! Sono passati oltre tre decenni da quando i Soldati si sono resi protagonisti in Libano di una bella pagina di Storia Militare. Erano soldati di leva, si sono validamente confrontati con i famosi Parà della Legione Straniera e con gli USA Marines, da loro sono stati ammirati e dai libanesi preferiti.

Ricordo anche che la “Libano 1” e la “Libano 2” sono le uniche due missioni effettuate all’ombra del nostro Tricolore e solo del Tricolore! In tutte le altre missioni infatti, incluso quelle in atto, la Bandiera italiana garrisce affiancata a quelle dell’UE, della NATO o dell’ONU. Il che sta a significare che le decisioni politiche ed operative ad alto livello non sono nostre ma prese da altri. Nelle due “missioni libanesi” no! Eravamo solo noi. Le Missioni sono state volute, gestite e condotte dall’Italia. Significativo quanto in proposito si legge nella relazione dell’On. Lelio Lagorio, in quegli anni nostro Ministro della Difesa, pubblicata dalla Rivista Marittima n. 13 dell’ottobre 2003:

“…Era la prima volta che l’Italia metteva il naso fuori dalla porta di casa dopo la seconda guerra mondiale, la prima volta che usava la sua forza militare. E la prova fu positiva. Non è stato più così, nel senso che non c’è stata più una esperienza paragonabile al Libano. In Libano l’Italia era un partner alla pari, una potenza protagonista. Non prestammo i nostri uomini a operazioni decise e comandate da altri. Prendemmo l’iniziativa e tenemmo testa… Nelle successive missioni di pace siamo stati, come altri Paesi europei e non, un vagone del convoglio piuttosto che una locomotiva. In Libano fummo una locomotiva. Non lo siamo stati più…”.

Per il brillante disimpegno dei due Contingenti in terra libanese,  le Gloriose Bandiere di Guerra, del 2° Battaglione Bersaglieri “Governolo” (Missione “Libano 1” e del “Raggruppamento Italiano in Libano” (Missione “Libano 2”), attualmente custodite nel Museo Sacrario delle Bandiere presso il Vittoriano a Roma, sono state insignite  con  la più alta decorazione militare italiana,  l’ “ORDINE MILITARE D’ITALIA” , con le seguenti motivazioni: “ITALCON GOVERNOLO”

EREDE DELL’ULTRACENTENARIO E PLURIDECORATO 2° REGGIMENTO BERSAGLIERI RINNOVAVA IN TERRA LIBANESE I FASTI DEI FANTI PIUMATI MEMORI DELL’ANTICA GLORIA CONQUISTATA IN TERRA DI CRIMEA.

DURANTE QUESTI SETTE MESI DI COSTANTE IMPEGNO, LONTANO DALLA MADRE PATRIA, IN UN CONTESTO DIFFICILE, IN UNA TERRA MARTORIATA E DIVISA, CON SLANCIO ED ABNEGAZIONE, OPERAVA PER ASSICURARE L’EVACUAZIONE DEI GUERRIGLIERI PALESTINESI E REALIZZAVA UNA ZONA CUSCINETTO LUNGO LA LINEA DI DEMARCAZIONE BEIRUT OVEST-BEIRUT EST.  RICEVEVA IN SEGUITO IL DIFFICILE COMPITO DI GARANTIRE LA SICUREZZA DEI CAMPI PALESTINESI DI BORG EL BRAJNE’ PRIMA E DI SABRA-CHATILA POI.  IN QUESTE CIRCOSTANZE IL PERSONALE TUTTO MOSTRAVA ELEVATISSIMA PROFESSIONALITA’ ALTISSIMA MOTIVAZIONE CONSAPEVOLE CORAGGIO, SEMPRE CONSCIO DELLA FIEREZZA E DELL’ORGOGLIO DI PORTARE SOCCORSO AD UNA POPOLAZIONE MARTORIATA DA ANNI DI GUERRA, RISCUOTENDO IL MASSIMO PLAUSO INTERNAZIONALE”.

 BEIRUT 26 AGOSTO 1982 – 4 MARZO 1983

“RAGGRUPPAMENTO ITALIANO IN LIBANO”

“INVIATO IN TERRA LIBANESE NELL’AMBITO DI UNA FORZA MULTINAZIONALE DI PACE, DAVA MIRABILE PROVA DI EFFICIENZA MILITARE E DI SALDA DISCIPLINA, PRODIGANDOSI, PER DICIASSETTE MESI, IN COMPLESSE OPERAZIONI PER LA PROTEZIONE DEI CAMPI PALESTINEI DI STERMINIO ED IN MULTIFORMI, INCESSANTI ATTIVITA’ UMANITARIE, ASSISTENZIALI E DI PACIFICAZIONE IN UN AREA DI CRUENTI SCONTRI FRA OPPOSTE FAZIONI.      

PRONTO AD OGNI SACRIFICIO, SCRIVEVA FRA DISAGI, INSIDIE E PERICOLI, UNA FULGIDA PAGINA DI GENEROSO ALTRUISMO, DI ARDIMENTO ED ABNEGAZIONE IMPONENDOSI AL RISPETTO DEI CONTENDENTI E SUSCITANDO L’AMMIRAZIONE DEI PAESI IMPEGNATI A BEIRUT E DEL MONDO INTERO.

BEIRUT, 26 SETTEMBRE 1982 – 26 FEBBRAIO 1984

Da allora per le nostre FF.AA. è stato un continuo crescendo di Operazioni a Sostegno della Pace (PSOs) nei luoghi di maggior crisi e nei quattro angoli del mondo: Afghanistan, Iraq, Mozambico, Somalia, Penisla Balcanica (Albania, Bosnia-Herzegovina, Macedonia, Kosovo),Timor Est, e ancora Libano (“UNIFIL 2”) riscuotendo ovunque risultati di eccellenza e l’ammirazione di tutti. Gli encomiabili risultati conseguiti nelle riferite missioni altro non sono che la sommatoria di quei valori propri dei nostri uomini con le “Stellette”: coraggio e spirito di sacrificio, ma soprattutto altruismo e grande umanità.

Valori questi che ancor oggi fanno la differenza fra i nostri Soldati, ormai professionisti, e i loro partner internazionali dai quali siamo, per dirla alla bersagliera, “imitati sempre …uguagliati mai”! E tutto ciò ha avuto inizio in quel 26 agosto 1982 quando in Libano hanno messo piede i Bersaglieri del 2° Battaglione “GOVERNOLO”.

Bers. Gen. D.(ris) Bruno TOSETTI

“AQUILA 1”

già Comandante ITALCON “GOVERNOLO”

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