Malfatti Mauro – La Muraglia Angioni

Un altro episodio che voglio ricordare, e  che ci impegnò per parecchi giorni, riguarda la costruzione della cosiddetta “muraglia Angioni”.

In seguito agli attentati subiti dai marines e dai paracadutisti francesi, effettuati con camion riempiti di esplosivo, e guidati da “martiri votati al martirio”, il Comando decise di rafforzare le difese del Contingente, facendo erigere attorno al comprensorio un terrapieno alto almeno 5-6 mt, e largo almeno 3, in grado di arrestare la corsa di un eventuale camion pesante lanciato verso la base, con entrate costituite da una serie di curve a zig zag, in modo di impedire un accesso diretto e rettilineo, che avrebbe potuto risultare molto pericolosa per i soldati all’interno del perimetro. 

Ricevute le disposizioni del caso, saliamo sui mezzi, portando con noi anche i mezzi movimento terra, e ci rechiamo sulla spiaggia sotto il comando del Btg. S.Marco, dei fucilieri di marina, i nostri Marines. in codice radio, Sierra Mike.

Quando siamo sul posto, ci organizziamo come è stato disposto, quindi gli operatori mezzi cominciano a caricare gli Astra, che i conducenti fanno girare a rotazione, alcuni si dispongono a difesa dell’area.Imparo in quel momento che non importa che incarico tu abbia, perchè tanto ti troverai a fare tutto! Soprattutto lo sterratore.

Essendo anche radiofonista, divento uno dei vari operatori “Genio cava”, con la radio di tipo RV3 in dotazione.

Il difetto di questo apparato è che non dispone di grande potenza in ricezione, soprattutto in base allo stato di carica delle batterie. 

Convinto di non riuscire a far arrivare il mio segnale, contatto Sierra Mike, chiedendo se gentilmente mi può fare da ponte radio con “Genio Base”. Si prestano cortesemente alla richiesta e mi informano che il mio segnale arriva correttamente, sono io che non riesco a ricevere a causa dell’antenna corta e della posizione otticamente coperta. Finite le operazioni mattutine, ci prepariamo per rientrare e andare a pranzo, quando Sierra Mike ci comunica di recarci presso il loro comprensorio, perchè il comandante ci vuole invitare a pranzo.

Ottima occasione per accorciare i tempi morti dei trasferimenti e occasione per fraternizzare coi marò.

Riprendiamo a lavorare, alternandoci fra capomacchina, difesa perimetro e operatori radio, all’occorrenza autisti, spalatori e quant’altro, fino al coprifuoco, ma noi continuiamo.

Capita, sullo stradone dell’aeroporto, tornando alla cava, di ingaggiare delle gare involontarie con le Land Rover dei Dragoni di Sua Maestà la Regina. Torniamo verso la cava, ma stavolta c’è qualcosa di diverso. Vediamo davanti al camion diverse persone armate che ci fanno cenno di fermarci. Arrestiamo il mezzo e saltiamo fuori, circospetti e armati. La preoccupazione passa dopo qualche istante quando scopriamo che sono soldati libanesi che vogliono offrirci il caffè e fare amicizia. Io scambio una delle bandierine di missione che portiamo cucite sulla manica sinistra con uno stemma delle loro forze speciali, che so, al giorno d’oggi, essere abbastanza rare. evo ammetter, dopo più di trent’anni, che quel caffè era talmente forte che ci mancava solo il napalm, dentro!! Di nuovo in sella, scambiamo saluti con le varie pattuglie dei diversi contingenti in giro per le varie sorveglianze. orniamo per rifornire i mezzi e mangiare un boccone, ma la mensa è chiusa, quindi ci arrangiamo coi rimasugli che ci sono nelle varie teglie. E’ sicuramente venerdì! In una teglia c’è del pesce…..insieme ad alcuni gatti! per mia fortuna, in questo caso, io non riesco a mangiare il pesce, quindi prendo 2 panini, un piatto di pasta in bianco fredda, e un frutto. Ad un tratto sento una voce autoritaria dietro di me che chiede perché non mi servo del pesce.

Istintivamente rispondo che mi disgusta, voltandomi, e mi trovo faccia a faccia col C.te Angioni. Lui chiede di che reparto fossimo, e alla risposta “Genio!”, ordina al suo vice Cap.Cantatore di chiamare immediatamente il personale di cucina e che dal quel momento la mensa doveva essere garantita H24.Ricominciamo, ogni tanto do il cambio alla guida a Marino, per permettergli di riposare e sonnecchiare un po’, come ho potuto fare io precedentemente.

Il lavoro prosegue, arriviamo alla sera e sembra che le nostre fatiche siano finalmente terminate. Torniamo a “casa”, ragguagliamo sullo stato dei lavori, che poi saranno ispezionati e verificati.

Siamo tutti piuttosto stanchi, ci diamo una rinfrescata e andiamo in mensa. Alle 19:00 io vado in branda e crollo di schianto. Alle 05:00 il richiamo da parte del muezzin verso i fedeli  alla preghiera del mattino mi avvisa che il sole sta per sorgere, e io devo andare in bagno. Scendo dal castello della branda, e calpesto qualcuno che dorme in terra! poi, nella penombra, ne vedo altri. La domanda spontanea è: ma chi siete?, e loro “genio esploratori”…momento di perplessità da parte mia. Questo è il pionieri, che esplorate qui?  Risposta: ma non hai sentito la nave, stanotte, che sparava? ma di che nave parli?.  Si trattava della corazzata New Jersey, retaggio della II G.M., una delle più potenti unità navali in uso in quel momento, che stava sparando sulle postazioni poste sulle montagne con i cannoni da 406 mm…. e io non l’ho sentita!!!

Mi chiedo ancora quanto fossi stanco!

Torno in branda fino alle 06:30, quando andiamo con 3 Astra e la A.R. del tenente Rosati fino al porto a caricare ricambi e materiali. Ottemperiamo alla richiesta, e tornando probabilmente sbagliamo una svolta e ci troviamo a passare per la città morta, attraversata dalla cosiddetta Linea Verde , così chiamata a  causa della vegetazione spontanea cresciuta sulle case abbandonate quando si sono formate le diverse fazioni libanesi. Tra i nostri mezzi, solitamente bianchi, ce n’è uno verde, e questo ci causa qualche timore, avendo paura che ci scambino per israeliani. Fortunatamente la similitudine dei mezzi e l’atteggiamento non ostile da parte nostra ci permette di tornare senza problemi di sorta.

Al termine di una settimana molto intensa, riusciamo a finire la Muraglia. So già che il giorno dopo ci porterà qualche nuovo impegnativo lavoro da fare, d’altra parte il nostro motto è “l’impossibile subito!”, non possiamo transigere, su questo. Mi reputo fortunato per aver avuto l’opportunità, grazie al Caso, o alla Fortuna, di aver potuto prestare servizio in questo reparto, con questi ragazzi, che definisco Amici. Io tante volte faccio arrabbiare gli amici definendomi “l’ultima ruota del carro”, e mi dicono che mi sottovaluto. Non capiscono, e non capiranno mai! Tutti noi del Genio, siamo le ultime ruote del carro! Ma l’ultima ruota va alla stessa velocità della prima, e spesso e volentieri è quella che sopporta un carico ed uno sforzo maggiore, quindi, non è da ritenersi un’offesa.

Negli ultimi vent’anni, l’Italia ha riscosso stima, prestigio e rispetto grazie alla professionalità, l’addestramento e il comportamento dei suoi soldati nelle varie operazioni di “Peace Keeping” svolte nei diversi angoli del mondo. 

Vorrei ricordare e rimarcare, che questa Stima, Prestigio e Rispetto che la Patria riscuote in campo internazionale, è figlia dell’impegno profuso da ottomila ragazzini di leva, alcuni volontari, altri comandati, che senza alcuna preparazione, dopo più di 35 anni dalla  fine della guerra mondiale, si sono impegnati, nonostante le prese in giro della stampa mondiale per il colore bianco dei mezzi e degli elmetti dei bersaglieri, chiamati con disprezzo “galletti piumati”, che non si sono mai tirati indietro a qualsiasi richiesta avuta, e ricevendo richieste di aiuto dai contingenti Francesi e Statunitensi, i quali si sono dovuti ricredere di fronte alla forza e alla disponibilità di questi “soldatini”. Fiero ed orgoglioso di essere uno di loro, perché possono passare anche 100 anni, ma noi continuiamo ad essere parte di questo gruppi di “soldatini”.

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