La storia

Parte Prima

Quegli indimenticabili momenti del 23 ottobre 1983

Alle 06:25 del 23 ottobre 1983 le lancette di molti orologi si fermarono definitivamente.

Mentre una parte del contingente italiano si svegliava, un boato squarciava il silenzio e scuoteva i sobborghi meridionali di Beirut. L’eco si espandeva oltre le colline Druse, al di là della costa mediterranea di Beirut. Tutti rimanemmo frastornati dal rumore assordante del boato e mentre cercavamo di capire cosa fosse accaduto dirigevamo lo sguardo a sud, da dove provenivano il forte rumore ed una lunga colonna di fumo.

Passarono pochi secondi e l’aria venne mossa da un secondo boato, ancora più vicino del primo, che riempì quegli interminabili istanti di silenzio.

Ci si rese subito conto che qualcosa di grosso era accaduto e stava accadendo: il primo boato arrivava da sud, in direzione dell’aeroporto e della base del contingente americano; il secondo invece da nord ovest, in direzione del contingente Francese e limite del settore nord del contingente Italiano. Per fortuna, una terza esplosione non arrivò mai. Anche noi avremmo potuto essere presi di mira come terzo obiettivo di quell’attacco.

La situazione a Beirut era drammatica. Si ragionava con estrema velocità  ed evidente era il fatto che qualcuno avesse bisogno di noi, del nostro aiuto e con tempi immediati. Dopo pochi istanti di perplessità  arrivo l’ordine dalla sala operativa del comando di partire in direzione delle basi Marines USA e di quella Francese.

Prima dell’ordine dalla sala operativa Genio 1, il comandante del Plotone Genio Pionieri, Tenente Mario Rosati, ricevette via radio la seguente comunicazione da Condor 1, Gen. Franco Angioni comandante del contingente italiano:

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Generale Franco Angioni Condor1

C1: “genio 1 da condor 1″

G1: “avanti condor 1 genio 1 in ascolto”

C1: “approntare macchine operatrici movimento terra, carri gru e carri Leopard e attendere ordine di partenza, urgente intervenire, approntare due aliquote, in aiuto alle basi Americane e Francesi”

G1: “uomini e mezzi pronti condor 1 !

C1: “bene riceverete ordine di intervento a breve”

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Tenente Mario Rosati Genio1

Quel a breve stava a significare che ci saremmo mossi sotto scorta in quanto la situazione non era ancora ben definita. Il Plotone Genio inviò quattro squadre di pionieri alla base dei Marines e due squadre alla base dei paracadutisti Francesi.

Arrivati alla base Americana ci si palesò davanti lo scempio di corpi maciullati dei Marines; di corpi straziati dall’esplosione e scaraventati a decine di metri di distanza dalle loro brande; delle urla provenienti da sotto quell’ammasso di macerie; di una palazzina a quattro piani accartocciata su se stessa come una fisarmonica. Come se non bastasse, la polvere a ricoprire ed offuscare tutto, come in un film dell’orrore.

Sul posto erano arrivate nel frattempo alcune pale meccaniche escavatrici dei libanesi per rimuovere le macerie con il rischio di fare scempio dei corpi di uomini rimasti incastrati sotto le macerie e di ridurli a brandelli così facendo.

Genio 1 chiamò immediatamente tutti gli uomini del plotone imponendo che si bloccassero le operazioni di rimozione delle macerie. Gli uomini del plotone si sparpagliarono per tutta l’area interessata e chiamarono a cenni sia i Marines sia i loro ufficiali a rapporto da Genio 1, compresi i libanesi che erano arrivati con qualche pala meccanica.

Fornita la spiegazione di come operare – e cioè di come sollevare i solai di cemento dei quattro piani accatastatosi uno sull’altro – Genio 1 divise l’area in 4 zone ed assegnò alle squadre i diversi quadranti della palazzina.

Gli uomini del genio cominciarono ad operare con l’aiuto dei Marines e dei libanesi, lavorarono per giorni e giorni in quell’inferno di morte, senza tregua, senza mangiare,senza dormire.

Tutti speravano in un miracolo: ogni attimo che passava portava via con sé la possibilità di trovare uomini ancora vivi sotto le macerie.

Nonostante tutto, il loro impegno era ineguagliabile.

Sporchi, affaticati, sudati, con qualche graffio qua e la sulle carni per scavare sotto le macerie anche con le mani, erano incuranti dei pericoli che potevano correre. I resti della palazzina potevano crollare, potevano verificarsi altre esplosioni, anche a causa delle munizioni dei marines rimaste sotto le macerie. Niente di tutto ciò li fermava: guidati dal loro comandante il Tenete Mario Rosati, avevano il solo obiettivo di non lasciare nessuno uomo indietro, sotto le macerie, a morire.

Purtroppo, da quelle macerie affioravano continuamente feriti in gravi condizioni o in fin di vita, cadaveri, resti umani. I feriti venivano ricoverati negli ospedali militari, compreso quello Italiano. Molti venivano trasferiti sulle navi americane oppure inviati in Germania per le cure più particolari .

Dopo giorni di lavoro intenso le operazioni di soccorso terminarono e pian piano tutti i genieri cominciarono a tornare alla base di Italcon; nei loro ricordi rimasero forti le immagini di quei giorni e di qui corpi, di quei ragazzi estratti vivi dalle macerie. Nei loro pensieri anche il desiderio di poter ritrovare un giorno qualcuno di quei ragazzi e poteri dire: Io c’ero. Io ero li con tè.

Trent’anni dopo il comandante di quell’unico Plotone Genio, Mario Rosati, ora il titolare di un’azienda di trasporti di nome DELTA LOGISTICA e con sede in Aprila in provincia di Latina. Alla fine del mese di settembre 2013 giunse in azienda la telefonata, emozionata, di una donna dall’accento italo-americano: Mi chiamo Rita Esposito, moglie di Jake Schneider un Marine degli Stati Uniti d’America e vorrei parlare con Mario. Jake è un marine che tu hai salvato a Beirut nel 1983 dopo l’attentato ai Marines. Dopo trent’anni ti ha rintracciato ed è qui con me. Ti vuole parlare.

Avevo la cornetta in mano e non potevo più respirare tanta era l’emozione di parlare con un uomo che all’epoca aveva solo 20 anni e che ora stava cercando di dirmi grazie per qualcosa che avevo fatto 30 anni prima e che avevo dimenticato. Certo, stava per avverarsi il sogno di poter incontrare uno di quei ragazzi sopravvissuti all’ecatombe di quel 23 ottobre del 1983.

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Rita Esposito moglie di Jake Schneider 

La voce di Jake era più tremolante della mia e dopo qualche parola in inglese e in italiano mi commossi profondamente. Lo stesso, sono certo, accadde anche a Jake che tra le lacrime mi invitò ad una cerimonia di commemorazione – il 30° anniversario dell’eccidio dei Marines del 23 ottobre di Beirut che si sarebbe svolta negli Stati Uniti dopo circa 15 giorni. Purtroppo non mi fu possibile partecipare ma prima di salutarlo gli promisi che avrei fatto di tutto per incontrarlo, presto. E così è stato.

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Jake Schneider a Beirut e Jake in ospedale ferito in Germania.

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Jake Schneider oggi.

A seguire, una lettera (testo originale) che Jake inviò via mail al cavalleggero Mauro Mellone.

To my Beirut family and Navy & Marine Corps Brothers; Lieutenant ( Tenente- in Italian) Mario Rosati was in Beirut in the Italian Contingent ( ITALCON) of multinational forces in Lebanon. He came to our search & rescue for us and a Brother in arms can be, as was Italian Army Cavalryman Mellone Mauro who diligently facilitated reconnecting with us. Mauro tactic patrolling kept insurgents out other our wire!
I searched years to find Tenente (Lt) Rosati. He was a Combat Engineer, highly competent and was the only incident commander on ground zero of in the aftermath of the destruction entrusted with the delicate plan of extracting the wounded & buried survivors and respectful recovery of our honored fallen Brothers from the rubble. His unswerving devotion to duty was never quite heralded. It was nothing short of heroic. I learned of this after reading Eric Hammel book ” The Root”.
Ten. Rosati found the most capable P & H cranes to timely accomplish the mission around the clock working night & day without regard for accolades! Only now is there story disclosed in the media.
Please join us in welcoming a Beirut brother in arms! As well as all our Fratelli; the men of the Italcon!

Questa è la bandiera che Jake ha portato con se, in giro per il Mondo in tutte le missioni a cui partecipava con la speranza di incontrare il suo proprietario! Ed oggi posso dire..Grazie di esistere Jake, simbolo di vita e di immensa gratitudine.

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Seconda parte

Quando la storia passata e la vita si rincontrano grazie ai Social Network.

Vi presentiamo Stefano Mancuso, ragioniere, preparatissimo di storia contemporanea, di missioni estere italiane all’estero e straniere.

Cosa ricordo degli eventi drammatici del 1982 – 83? Parlo del Medi Oriente.
Avevo appena 10 -11 anni, ed ero, come tutti i ragazzini intento in altre faccende.
Ma i ragazzi la notte quando stanno per addormentarsi ascoltano i discorsi degli adulti, un po’ perché sono curiosi, un po’ per capire certe cose più grandi di loro.
Papà  parlava con mia mamma e ogni tanto si chiedeva:
perché mai mandare dei militari di leva a rischiare la vita in un paese pericoloso come il Libano?” E mia madre ovviamente: “quante madri staranno in piedi la notte pensando al figlio a rischiare la vita in quel posto.
Si sperava tutti, noi compresi, pure se poco conoscevamo e capivamo di guerre e di politica che i ragazzi tornassero presto. Cinque eventi ho fissi nella mia mente riguardo a quella estate-autunno del 1982 e del 1983 riguardo al Libano, quelle cose che ti entrano nelle orecchie quando sei un bimbo, e non dai troppa importanza, proprio perché cose da adulti:

– ad agosto quando i nostri soldati arrivarono a Beirut durante la tregua imposta da Reagan, mentre Ariel Sharon e i suoi ragazzi giocavano al gatto e al topo con Arafat e i suoi Fedayn;
– a settembre prima che i nostri soldati tornassero, il massacro di Sabra e Chatila (ovviamente non sapevamo il perché di quella carneficina);

– l’attacco alla sinagoga di Roma, in cui venne ucciso anche un bambino ebreo.
Riguardo al 1983 l’uccisione del parà Montesi, e ad ottobre, ricordo bene quella mattina, l’attacco dinamitardo al quartier generale Usa e Francese a Beirut.

Passarono gli anni, e la mia passione e curiosità  per la storia mi portarono a seguire anche le vicende mediorientali, mio padre si era occupato sin da ragazzo della persecuzione ebraica e della Shoa’, quanto dal 1948 si verifica in Medio Oriente e’ anche il prolungamento di quella tragedia, le cui ferite mai si sono rimarginate.
Ma non e’ di politica che voglio parlare.

Voglio parlare di due soldati, ma prima di tutto di due uomini la cui vita e’ passata da Beirut, ed in vari modi e’ stata segnata. Più o meno ho iniziato ad interessarmi, da semplice appassionato di storia contemporanea alle vicende libanesi dopo la guerra del Golfo, attorno ai 18 anni di età.
Più volte mi e’ stato chiesto: “Ma perché perdi tempo attorno ad un paese tanto insignificante come il Libano?” Io trovo il Libano, come Israele, la Giordania, la Siria dei paesi straordinari e pieni di contrasti, sovente crocevia di popoli delle più varie discendenze. Il Libano poi vive del contrasto- contraddizione fra il cristianesimo d’oriente, legato anche alla storia crociata, e l’islam di varie confessioni sciite, sunnite, alawite, druse, e anche ad una piccola comunità ebraica che nel 1948, proprio in forza del laicismo libanese non volle fondersi con quella di Israele, pagando poi dal 1976 (anno dell’invasione siriana del Libano) con la deportazione di parte della sua comunità in Siria per mano dei servizi segreti di Damasco, che vedevano in questi libanesi ebrei l’orecchio-occhio di Gerusalemme nel paese dei cedri. La letture del romanzo di Oriana Fallaci “Inshallah” fu il fattore determinante che mi portò ad approfondire la missione Italcon in Libano, assieme ad un documentario della BBC trasmesso dalla tv Svizzera italiana che fra le parole diceva chiaramente che l’attentato del 1983 era tranquillamente prevedibile ed evitabile. 

Nel 2012, attorno alla ricorrenza del 23 ottobre 1983, anniversario dell’attentato Sciita – Pashdaran contro il quartier generale Hilton dei marines e della marina di Beirut, e del quartier generale dei parà  francesi Drakkar, chiesi ai Thread di Facebook dei Marines reduci di potermi iscrivere al loro gruppo.
L’amministratore del gruppo, piuttosto incuriosito mi chiese per quale motivo volevo entrare nel gruppo, risposi che ero appassionato di storia anche contemporanea, e che volevo fare degli approfondimenti, onorare anche la memoria dei marines caduti a Beirut.

Lui con il classico pragmatismo anglosassone mi rispose: “dirà che sei uno studente di Storia, perché spiegare tutte quello che mi hai scritto e’ un po’ complicato”.  Io che avevo letto anche “Niente e così sia”, della Fallaci e che ero rimasto appassionato dall’epopea di Khen San in Vietnam, ero ovviamente felice di essere entrato nel gruppo di alcuni fra i soldati migliori al mondo. Pochi mesi dopo nel 2013, venni curiosamente contattato da un reduce di Beirut, Jake Schneider, che non sapevo ma era ancora in servizio permanente effettivo (era giugno 2013), il quale mi chiedeva notizie di un ufficiale del Genio Pionieri Mario Rosati, e se potevo aiutarlo a rintracciare .

In quegli ultimi due anni avevo visto numerosi documentari di lingua francese, in cui vi erano spezzoni di telegiornali degli anni 70 e 80 sul Libano, altri americani,  e un nostro reportage di Gianni Minoli che inizia proprio con le parole del tenente Rosati riguardo all’attentato dell’ottobre 1983.

Mario Rosati girò fra l’altro un bel super 8 che venne inserito in quella trasmissione del Giornalista della RAI Gino Nebbiolo www.lastoriasiamonoi.rai.it  arrivano i bersaglieri riguardo alla zona della chiesa di St. Michel, se non erro vicino alla galleria Semaine ex negozio di mobili, e alla scuola “La Sagesse”, uno dei punti nevralgici della linea verde che tagliava all’epoca Beirut in due, tra l’altro quella zona nella Libano 1 venne ripulita delle barricate, proprio dal Tenete Rosati con il carro Leopard pioniere per consentire l’esodo dei profughi palestinesi dai campi a sud di Beirut (a ovest Beirut controllata dalle forze mussulmane, e est da quelle cristiano maronite, e dal quartiere “dissidente” armeno di Bir Hammoud, gli armeni erano a est ma sono sempre stati filo-siriani).

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Stefano Mancuso

Jake Schneider era convinto che io fossi un reduce italiano della missione della forza multinazionale a Beirut, ovviamente dissi che ero un semplice appassionato di storia , e alla sua richiesta di  rintracciare Rosati , risposi che avrei fatto il possibile per aiutarlo.

L’impresa era ardua e difficile erano passati appena trent’anni,troppo incognite, avevo solo un nome e cognome, e la specialità  su cui iniziare le ricerche, ma la cosa più difficoltosa in quale reparto andarlo a rintracciare , se fosse ancora vivo, non ne conoscevo l’età  ed io non ero militare , non avevo contatti in ambito Forze Armate,avevo fatto solo il carabiniere di leva.

Provai inizialmente se per caso Mario Rosati era un iscritto a qualche social network, ma andai negativo.
Contattati gli amici di Facebook di Italcon Mauro Mellone, e Pollastrini, il primo cavalleggero del Lodi, ed il secondo Bersagliere, erano ragazzi che erano stati in Libano e che avevano una pagina su Facebook. i quali subito si misero in moto,anche loro naturalmente entusiasmati dalla storia e mi dissero fra l’altro, di contattare il Sergente Maggiore Oliva, che era stato il vice comandante del Plotone Genio di Mario Rosati a Beirut.

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Serg.Magg. Daniele Oliva -Genio2-

Passò qualche mese e Jake si rifece vivo, era quasi l’autunno del 2013, e pochi giorni dopo quella telefonata “fiume” di 40 – 45 minuti dal Kenia, riuscì ad entrare in contatto con Mario Rosati.
In quella conversazione feci un bell’esercizio di inglese, lingua che mi piace ma che non conosco benissimo, scoprì che Jake era stato di stanza a Napoli (i marines che intervennero a Beirut provenivano dalla base nato della “mitica” sesta flotta americana di Napoli, e dall’altra base nato di Taormina in Sicilia), e che capiva bene la lingua italiana perché aveva sposato una ragazza napoletana.
Dopo questo esercizio di lingua inglese infatti ripresi fiato parlando proprio con la Signora di Jake, parlando in italiano con Lei.

Quest’anno (maggio 2015) Mario ed i reduci di Italcon e delle forza multinazionale americana e francese si sono trovati ad un raduno organizzato da Lui a Nettuno.

Credo sia una bella storia di amicizia, solidarietà, rispetto e fraternità.

Terza Parte

I SOGNI SON DESIDERI, NASCOSTI IN FONDO AL CUOR…

(Racconta Mauro Mellone)

Erano i primi giorni del mese di Ottobre 2013 e tramite la chat del nostro Gruppo Facebook MISSIONE ITALCON LIBANO BEIRUT – TUTTI I VETERANI DELLE FORZE ARMATE si mise in contatto con me un ex Carabiniere di nome Stefano Mancuso il quale, dopo aver dialogato un pò sulla nostra Missione e sul Medio Oriente mi disse che era entrato in contatto con un Marine, Veterano di Beirut, di nome Jake Schneider, estratto dalle macerie delle Barracks e salvato dai militari italiani il 23 Ottobre 1983.

Stefano mi disse che Jake e i suoi compagni Marine ovviamente non avevano dimenticato i Soldati Italiani che salvarono le loro vite e mi parlò in modo particolare di Jake che in questi lunghissimi 30 anni aveva cullato nel suo cuore e nella sua mente la speranza di poter ritrovare, un giorno, il Tenente Mario Rosati, per poterlo riabbracciare e ringraziare di avergli salvato la vita.

Purtroppo, le vicende della vita, la lontananza, le mille difficoltà della ricerca di un contatto che fosse quello giusto sembravano essere insormontabili.

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Mauro Mellone

Stefano sembrava avere molto a cuore questa vicenda e mi chiese di fare il possibile affinché il “sogno di questo nostro fratello Marine” potesse realizzarsi. Mi disse anche: “Io sono un vostro ammiratore ma non ho partecipato alla Missione perché quando voi eravate a Beirut io avevo solo 11 anni e vi seguivo alla TV, sui giornali e parlavo di voi. Eravate i miei beniamini ed eroi e con i miei genitori commentavo le notizie che giungevano da Beirut. Per questo io non posso fare nulla per aiutare Jake. Tu invece, sicuramente conoscerai e sarai in contatto con Ufficiali, Sottufficiali e militari che fecero parte della Missione…..aiuteresti Jake a ritrovare il Tenente Mario Rosati?”

La storia mi appassionò e decisi che in un modo o nell’ altro questa era una Missione da compiere…e risposi senza esitazione: “Lo farà certamente Stefano!…sono o non sono un Esploratore?….Farà anche l’ impossibile affinché il suo sogno si realizzi”.

Entrai finalmente in contatto con Jake e in quell’ occasione mi resi conto che per quel nostro fratello Marine il desiderio di ritrovare Mario era ben più di un sogno……era una Missione da compiere ad ogni costo. Dovevo e volevo aiutarlo….terminai la telefonata con questa promessa:

“….Caro Jake, ci riuscirà, tu e Mario vi riabbraccerete…contaci!”

Misi immediatamente in moto le ricerche tramite tutti i contatti del Comando Italcon di cui disponevo fino a quel momento, purtroppo nessuno pareva essere in grado di aiutarmi nessuno aveva più avuto contatti recenti con Mario. Ricordavo, per averlo incrociato spesso a Beirut, che il Tenente Rosati, pur essendo Comandante del Plotone Genio, indossava il Foulard color Cremisi dei Bersaglieri e mi venne la brillante idea di cercare e provare a mettermi in contatto con il Generale Bruno Tosetti, già Comandante della LIBANO I e del 2° Battaglione Bersaglieri “Governolo” durante la LIBANO II, affinché si unisse a me e mi aiutasse nella ricerca del Tenente Rosati.

Telefonai al Generale Bruno Tosetti la mattina del 14 Ottobre 2013 e gli raccontai la vicenda di Jake.

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Generale Bruno Tosetti Aquila 1

Il Comandante, un autentico Ufficiale e Gentiluomo, persona squisita, colta, di gran classe e dotato di una immensa umanità, rispose al mio appello con entusiasmo da autentico condottiero armato di uno Spirito Bersaglieresco senza pari…. sguinzagliò immediatamente i suoi Esploratori con il Piumetto e in un batter d’ occhio riuscì a reperire il contatto telefonico del Tenente Rosati…..era il tardo pomeriggio del 16 Ottobre 2013.

Telefonai immediatamente a Jake e gli diedi il recapito telefonico di Mario. Jake era felice, pianse a dirotto dalla commozione. Io ero felice con lui, da un capo all’ altro dell’ oceano, si stava compiendo un piccolo/grande/immenso miracolo.

La mattina del 17 Ottobre 2013, Mario, totalmente all’ oscuro di tutto e incredulo, ricevette nel suo Ufficio, la telefonata di Jake.

Quello stesso giorno, fui io a ricevere in ufficio una telefonata davvero molto gradita…..era la voce di un uomo che mi disse:

“Buongiorno, potrei parlare con il Sig. Mellone Mauro?”….

“Sono io, desidera?”

“Ciao Mauro, io sono il Tenente Mario Rosati, volevo ringraziarti per quello che hai fatto….”

Nessuno oltre a me, Mario, Jake, Stefano e il Gen. Bruno Tosetti, può immaginare la gioia di quei giorni, sembrava di vivere in un film, un film d’azione iniziato 30 anni prima e con un lieto fine che senza rischiare di apparire troppo romantici e patetici, assumeva il significato e i contorni di una favola ed una storia di Cameratismo, Fratellanza e Amicizia davvero speciale. Un’altra straordinaria MISSIONE COMPIUTA.

I contatti tra me e Mario proseguirono anche nei giorni a venire, l’ entusiasmo di esserci ritrovati e di aver ritrovato Jake, aveva portato il nostro morale alle stelle. L’ idea di organizzare un Raduno dei Veterani, nacque in quei giorni all’ unisono delle nostre voci e Mario mi invitò a fargli visita a Nettuno, volevo andare a trovarlo, così come tenevo molto alla neonata idea di organizzare un raduno, ma avevo degli impegni già programmati e non riuscii ad organizzarmi e forse i tempi non erano ancora maturi e se ripercorro il fluire della storia, mi rendo conto che il detto popolare: “ogni cosa a suo tempo, nel nostro caso, assume tutto il suo significato più profondo”….e così trascorse ancora quasi un altro anno.

Il 15 Novembre del 2014 un sabato sera organizzammo con alcuni amici del Gruppo Facebook una serata in pizzeria per rinverdire i ricordi della Missione. Fui io a proporre quella serata sulla pagina del Gruppo, e qui il destino ci mise del suo, perché a quell’ incontro vennero nell’ ordine: Fabrizio Megna del BSM oltre a tre soldati del Genio Pionieri Comandati dal Ten. Mario Rosati.

Uno era Giovanni Simeone, gli altri due erano rispettivamente Michele Mancarella e Emanuele Guagliardo.

La serata risultò davvero gioiosa e felice, tra ricordi e risate, accennai ai miei contatti con Mario e al suo invito a Nettuno, i suoi ragazzi digitarono il numero di Mario e fu subito entusiasmo assoluto, totale.

Ora esistevano tutti i tasselli del puzzle e le condizioni per riorganizzarci come a un tempo si decise la data della visita a Mario: sarebbe stata in occasione del ponte dell’8 dicembre 2014.

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Michele Mancarella e il Tenente Rosati a destra Michele Mancarella,Emanuele Guagliardo e Giovanni Simeone

Giungemmo ad Aprilia, in provincia di Latina, dove Mario gestisce la sua attività di trasporti.

L’ emozione era palpabile e alle stelle, Mario ci venne incontro e furono lacrime di commozione e abbracci interminabili, iniziammo a ricordare a raccontare e a raccontarci, a sfogliare gli album fotografici, i libri, a scannerizzare documenti per la pagina Facebook del Gruppo.

Mario era già una locomotiva di idee e di entusiasmo in corsa, io anche, sulla locomotiva salìsenza esitazioni anche Giovanni.“Faremo nascere l’ Associazione Veterani Italcon e organizzeremo entro l’ anno il 1° Raduno Interforze, con o senza l’ aiuto dello Stato Maggiore Esercito”, fu questa la nostra promessa solenne!

Una storia nata 30 anni prima in seguito a una tragedia di dimensioni bibliche, ove perirono 241 Marines e 58 Paracadutisti Francesi, e che rischiava di cadere per sempre nell’ oblio inesorabile del tempo, veniva riportata alle luci della ribalta, grazie a un susseguirsi di eventi straordinari e meno fortuiti di quanto non sia dato pensare.

Certamente il destino porta con sé la sua bella dote di casualità, ma quando si parla di noi soldati di ITALCON, la casualità assume un valore secondario e quasi irrilevante, perché oggi come allora, furono gli uomini con la loro volontà, il loro impegno, il loro entusiasmo, la loro unità di intenti e la loro fraternità a compiere qualcosa di importante per la Nazione, per l’ immagine delle Forze Armate e per la Pace……e noi siamo ancora oggi e più che mai quegli Uomini.

Per questo e tanti altri motivi Mario Rosati , insieme a noi ha voluto fortemente la nascita

Dell’Associazione Veterani Italcon Libano 1 e Libano 2 .

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Questo sito è dedicato a tutti miei uomini del plotone genio, al mio vice comandante di plotone Daniele Oliva, al generale Bruno Tosetti, al cavalleggero del  Mauro Mellone e a tutti gli Italiani di Italcon,

ma soprattutto al Comandante U.S.Navy Jake Schneider.